|
|
Home > Approfondimenti > La guerra anglo boera
"La guerra Anglo-Boera", di Simone Pelizza
Il conflitto che all'inizio del secolo sconvolse il Sud
Africa, fornendo un banco di prova per le armi moderne che sarebbero
state successivamente utilizzate nella Prima Guerra Mondiale. Immagini correlate.
Preludio
Come conseguenza delle guerre napoleoniche, la Gran Bretagna
aveva ufficialmente acquisito il controllo del Capo di Buona Speranza
nel 1814, benché lo occupasse in concreto già dal 1806.
Questo allontanò i Boeri, i coloni originari di lingua olandese
della Colonia del Capo, dall'influenza della propria Madrepatria
(l'Olanda appunto), ponendoli direttamente sotto il governo e le leggi
britanniche; e alterò drammaticamente il loro sistema di vita,
basato su un rigido codice religioso di osservanza puritana. Adesso
tali rigide credenze erano minacciate da una cultura e
un'amministrazione totalmente estranee ad esse, portate da uomini che
erano considerati alla stregua di "invasori".
I contrasti emersero già nel 1834, quando la Gran Bretagna
ordinò l'emancipazione di tutti gli schiavi in ogni parte
dell'Impero, compresa l'Africa del Sud. Per i Boeri, tale provvedimento
era inaccettabile proprio dal punto di vista religioso: le rigide
concezioni puritane, infatti, avevano radicato in loro la convinzione
di essere infinitamente superiori alle antiche tribù indigene
che abitavano originariamente le terre ora da loro occupate. A rendere
incandescente la situazione, inoltre, contribuì l'inadeguato
sistema di compensazione delle perdite economiche fissato dal governo
inglese, il quale cercò pure di combinare la misura
abolizionista con l'assimilazione dello status giuridico di neri e
bianchi. La popolazione boera fu dunque persuasa a cercarsi una nuova
patria nell'interno, al di là dei fiumi Orange e Vaal, lontano
dall'interferenza del colonialismo britannico.
Tra il 1842 e il 1848 oltre 12.000 Boeri oltrepassarono il fiume
Orange, installandosi tra le montagne del Draskenberg oppure entrando
addirittura in territorio Zulù nel Natal. Altrettanti
oltrepassarono il fiume Vaal. Era il "Grande Trek", la grande
migrazione che tanto avrebbe influito sulla storia dell'odierno
Sudafrica.
In effetti, essa portò subito delle pesanti conseguenze: la Gran
Bretagna, insofferente alla sfida lanciatale dai propri "sudditi
acquisiti", reagì con la forza, invadendo militarmente l'intera
area occupata dai Boeri emigranti. La vittoria di Boomplats
segnò tuttavia un effimero successo per i Britannici; l'accanita
resistenza boera portò nel 1852 alla , e quindi alla completa
indipendenza di tutto il territorio al di là del Vaal
(Transvaal).Nasceva la Repubblica Sudafricana, raggiunta due anni
più tardi anche dall'indipendenza dei territori oltre l'Orange
(Stato Libero dell'Orange).
Boeri avevano vinto, ed erano riusciti a liberarsi dal dominio inglese;
ma le loro neonate Repubbliche erano traballanti, instabili sia
politicamente che economicamente. Inoltre, permaneva una situazione di
grave ostilità con la Gran Bretagna. Quando nei decenni
successivi (1860-1890) vennero scoperti sistematicamente immensi
giacimenti di diamanti proprio nel Transvaal, la strada era aperta ad
un nuovo conflitto armato. Le potenziali ricchezze minerarie che il
Sudafrica poteva garantire ai forzieri imperiali, infatti, fecero
rapidamente cambiare idea al governo di Londra, fino ad allora nemico
dei Boeri ma comunque propenso a mantenere un atteggiamento piuttosto
pacifico nei loro confronti. Vennero perseguiti numerosi tentativi
annessionistici della Repubblica Sudafricana, senza alcun risultato:
anzi, l'occupazione militare di essa nel 1881 portò alla pesante
sconfitta di Majuba, una delle pagine più mortificanti nella
storia dell'Esercito Coloniale Britannico.
A complicare le cose giunsero nuovi elementi: nel 1886, sempre nel
Transvaal, venne scoperto uno dei maggiori giacimenti auriferi del
mondo; nel 1890 il potente finanziere imperialista iniziò ad
estrarre e ad immettere sul mercato internazionale i diamanti della
Colonia del Capo, mettendo quindi in crisi le compagnie boere;ancora in
quegli stessi anni venne eletto Presidente della Repubblica Sudafricana
l'estremista , deciso a sfruttare la nuova vena aurifera per rilanciare
l'economia del proprio paese e a garantire ad esso anche un accesso
all'Oceano, da ottenersi a spese degli "odiati Inglesi". Tali intenti
non potevano non attrarre l'attenzione della Germania guglielmina,
intenzionata a perseguire una politica di potenza imperiale in aperta
concorrenza con Londra. Con il sostegno economico e anche militare
(armi e consiglieri) dell'Impero tedesco, quindi, il Transvaal
cominciò ad affermare la propria potenza economica, a danno
della Gran Bretagna e delle sue ambizioni coloniali.
Ormai la Corona Britannica non poteva più tollerare l'esistenza
di una compagine statale boera forte e capace di opporsi alla sua
supremazia nell'Africa australe, e per di più legata
strettamente ai disegni imperiali guglielmini. La priorità
diventava adesso bloccare ogni velleità, politica e commerciale,
della Repubblica Sudafricana e costringerla a sottomettersi
definitivamente al proprio volere. Importantissima fu, da questo punto
di vita, l'azione del già citato Cecil Rhodes:il cinismo e
l'abilità con cui riuscì ad estendere la linea
ferroviaria Port Elizabeth-Stato Libero d'Orange fino ai campi auriferi
del Transvaal, a dispetto della vivace opposizione di Kruger,
dimostrò ampiamente la volontà britannica di accerchiare
e schiacciare il governo di Pretoria.
La nascita del nuovo possedimento della , nel 1895, ancora ad opera di
Rhodes (il nome venne dato proprio in suo onore), strinse ulteriormente
la morsa; ma Kruger e il nazionalismo afrikaner continuarono a opporsi
tenacemente agli obiettivi di Londra. Il tentativo, da parte ancora
dell'instancabile Rhodes (con l'appoggio esterno del Foreign Office),
di rovesciare il governo di Pretoria fallì infatti miseramente
(dell'ottobre 1895), rafforzando l'intransigenza boera. Nel 1897
Repubblica Sudafricana e Stato Libero d'Orange firmarono un accordo di
mutua assistenza: la guerra si avvicinava inesorabilmente nell'Africa
australe.
La "guerra boera": forze in campo e fortune alterne
La nomina di Sir Alfred Milner alla carica di alto commissario al Capo
(1897) mostrò definitivamente la decisione britannica di porre
fine all'indipendenza delle repubbliche boere, a qualunque costo.
Consci del pericolo imminente, lo Stato Libero d'Orange e la Repubblica
Sudafricana conclusero un'alleanza formale nel 1898 e procedettero con
urgenza all'acquisto di grandi quantitativi di armi moderne dalla
Germania e anche dalla Francia.
Il 9 ottobre 1899 Kruger indirizzò un ultimatum all'Inghilterra,
intimandole di ritirare entro le successive 48 ore tutte le truppe
dislocate lungo la frontiera del Transvaal. In tutto il territorio
della Repubblica Sudafricana venne proclamata la legge marziale, mentre
lo Stato Libero d'Orange dava il via alla mobilitazione. Gli Inglesi
non esaminarono nemmeno l'ultimatum, che spirò quindi nel tardo
pomeriggio dell'11 ottobre; la guerra anglo-boera (conosciuta anche
come "guerra boera") era dichiarata.
Inizialmente, i Boeri, nonostante l'inferiorità numerica e la
scarsa preparazione militare, riuscirono a infliggere ai loro avversari
perdite considerevoli: nel febbraio 1900 i del Transvaal lanciarono una
pesante offensiva lungo tutto il fronte, dal Natal al confine con la
Rhodesia, ottenendo successi importanti manon decisivi (Kimberley e
Mafeking). L'incapacità dei comandanti boeri di incalzare le
unità britanniche in ritirata e di sfruttare pienamente il buon
esito delle operazioni condotte si rivelarono errori gravissimi,dando
tempo all'Esercito Inglese di reagire. Londra inviò in Africa
del Sud oltre 450.000 uomini, affluiti da tutto l'Impero e comandati
dai capi più prestigiosi. Contro di loro, i Boeri potevano
opporre ancora solo 20.000 guerriglieri, già esausti dopo mesi
di furiosi combattimenti. La nomina di Lord Kitchener, il vincitore di
Khartum, a capo di Stato Maggiore dell'Esercito Britannico
rappresentò la svolta del conflitto.
La macchina da guerra inglese era stata ormai messa in moto. Già
ai primi di marzo1900 lo Stato Libero d'Orange era invaso dalle"giubbe
rosse", e a fine maggio cessava definitivamente di esistere. Di fronte
alla situazione sempre più drammatica, Kruger tentò di
sensibilizzare i governi europei a favore della causa boera; ma nessuna
potenza, nemmeno quella "amica" tedesca, aveva intenzione di guastare i
propri rapporti con la Gran Bretagna per una guerra così lontana
e già perduta. Il viaggio del Presidente sudafricano per le
capitali del Vecchio Continente (autunno 1900) si risolse in un
completo fallimento. Dopo la capitolazione del Transvaal nel 1902,
Kruger si stabilì in esilio in Svizzera, ove morì il 14
luglio1904.Nello stesso anno le sue ceneri vennero riportate in
Sudafrica e tumulate nel cimitero di Pretoria.
All'inizio del 1901 l'esercito boero non esisteva più, e solo
pochi erano in grado di proseguire la lotta. Iniziò, dopo la
caduta di Pretoria (primavera 1901), un periodo di feroce guerriglia,
di fronte alla quale gli Inglesi si trovarono completamente impreparati
e impotenti. L'insicurezza divenne totale, e intere regioni riuscirono
a sottrarsi all'autorità britannica. Per affrontare la
resistenza boera, Kitchener decise di modificare l'organizzazione delle
proprie forze: i soldati inglesi si trincerarono nelle città,
costruirono fortini e reticolati a protezione delle linee ferroviarie e
formarono unità mobili miste, composte da cavalleria e fanteria
montana, capaci (in teoria) di combattere i sul loro stesso terreno. Ma
tutte queste misure si rivelarono inefficaci. Allora Kitchener scelse
la strada della "guerra totale", arruolando le tribù indigene
(Kafir e Zulù) nell'esercito e spingendole a dare la caccia ai
guerriglieri sul campo, mentre le truppe britanniche "bianche"
assaltavano le fattorie boere, dandole alle fiamme e deportando negli
abitanti. Intere famiglie vennero rinchiuse in campi di concentramento,
dove si moriva lentamente per epidemie e per fame.
Fu un vero e proprio genocidio: alla fine della guerra, la popolazione
boera era ridotta a meno della metà. Le cifre di
mortalità nei campi istituiti da Kitchener furono addirittura
superiori a quelle dei lager nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.
L'opinione pubblica inglese, americana ed europea non nascose
indignazione e opposizione per queste crudeltà;ma la guerra
continuava senza sosta. Alla fine dell'inverno 1902, stremati e senza
più munizioni, gli ultimi guerriglieri boeri si arresero. Il 31
maggio dello stesso anno, con un trattato sottoscritto da Boeri e
Britannici, l'Orange e il Transvaal venivano ufficialmente annessi alla
Colonia del Capo. L'Africa del Sud era adesso completo dominio di Sua
Maestà Britannica.
La Gran Bretagna non abusò comunque della vittoria acquisita a
così caro prezzo: ben presto diede vita ad una politica di
ricostruzione che le guadagnò la stima di buona parte della
popolazione afrikaner. I gruppi imperialisti che a Londra erano al
potere si impegnarono in una vera e propria"anglicizzazione" della
popolazione bianca dell'Africa australe. In breve tempo le due ex
repubbliche boere erano definitivamente parte dell'Impero
Britannico,anche dal punto di vista culturale e sociale. Gli ex nemici
si erano riavvicinati, spinti da precise necessità economiche e
politiche: da un lato,la ripresa economica passava solo attraverso una
capillare e organizzata politica d'unione; dall'altro, le due
popolazioni bianche si sentivano minacciate dalla nuova consapevolezza
acquisita dalla maggioranza nera durante il conflitto e quindi dovevano
cercare un'intesa anche su questo punto per preservare privilegi e
potere. Si andava lentamente delineando quel sistema infame di di
segregazione razziale, che avrebbe retto la storia del nuovo Sudafrica
per quasi ottant'anni. Era questa l'eredità più terribile
di un conflitto tra i più sanguinosi dell'epoca contemporanea.
Fonti: BernardLugan, "Storia del Sudafrica", ed. Garzanti (titolo
originale dell'opera: "Histoire de l'Afrique du Sud. De
l'antiquité à nos jours", 1986 Librairie
Académique Perrin)
L'autore indica come fonti in Inglese della sua opera, per il periodo
citato in questo testo, principalmente i seguenti libri: D. Denoon,
"Southern Africa since 1800",London 1984; W.K. Hancock, "General Smuts.
The Sanguine Years (1870-1919)", Cambridge 1962; T.J. Noer, "Briton,
Boer and Yankee. The United States and South Africa (1870-1914)", Kent
State University, Ohio 1979; A.N. Porter,"The Origins of the South
African War: Joseph Chamberlain and the Diplomacy of Imperialism",
Manchester University 1980
Ringrazio anche Lucas Turks per i suggerimenti preziosi e gli
interessanti materiali raccolti. Purtroppo il quadro degli eventi
è talmente vasto che non mi è stato possibile inserire
diversi spunti di tali materiali nell'articolo. Ne faccio un piccolo
allegato in modo che chi sia interessato ad approfondire l'argomento
(specialmente il ruolo dei Neri in questo drammatico periodo della
storia sudafricana, e i cambiamenti apportati ad esso proprio dal
conflitto anglo-boero), possa consultare liberamente questi fatti e
dati certamente interessanti. Grazie ancora a Lucas.
Allegato
Mentre i protagonisti principali della guerra, vale a dire Gran
Bretagna e le due repubbliche Boere erano principalmente bianche, non
fu esclusivamente la guerra dell'uomo bianco.
- Persone nere furono coinvolte come combattenti, a
un grado limitato, sebbene entrambe le parti inizialmente avessero
convenuto che essi avrebbero assunto un ruolo di non combattenti.
Almeno 15000 neri furono armati dagli inglesi e servirono in colonne
mobili britanniche che tentarono di seguire le tracce dei commandos
Boeri.
- Circa 25000 servirono come guardie dei campi di prigionia
inglesi.
- Essi furono impiegati anche per la manutenzione del sistema del
Ferroviario Militare e Imperiale e nelle poche miniere che avevano
riaperto nel tentativo di far funzionare nuovamente l’economia. Furono
impiegati anche in un ruolo di appoggio militare come esploratori,
agterryers e conducenti di carri.
- Come rifugiati di guerra.
Quasi 30000 case coloniche Boere furono
distrutte e le donne e bambini furono deportati in campi di
concentramento. I servitori e lavoratori Neri dovettero essere
deportati di conseguenza per prevenirli dall'aiutare i loro datori di
lavoro nei commandos con cibo e informazioni. Inoltre nessuno era
rimasto nelle fattorie per alimentarli. Trentasette campi di
concentramento Neri sono registrati in Transvaal (già Repubblica
del Sud Africa) e ventinove nella Colonia di Orange River (già
libero Stato di Orange).
In questi campi fu imprigionato un
totale valutato in 11500 persone adulte.I campi erano principalmente
situati lungo le linee della Ferrovia che andava da Bloemfontein a nord
verso Pretoria e poi a est verso Nelspruit. Da Johannesburg i campi
furono stabiliti a sud est verso Volksrust e alcuni lungo la linea dal
Fiume Orange a Taung nella parte settentrionale della provincia del
Capo.
Campi locali furono costruiti lungo la
ferrovia anche a Thaba Nchu, Winburg, Heilbron e Harrismith. La
dislocazione dei campi in Natal, non è ancora stata stabilita.
Inizialmente i campi erano sotto il controllo dei militari ma dopo il
Giugno 1901 il controllo passò al Dipartimento per i Rifugiati
Nativi. Mezzo delle morti Nere registrate,
accadde nei tre mesi tra il Gennaio e il Novembre 1901. 2831 morti
furono registrati nel Dicembre 1901. L'81% dei morti erano bambini.
Ufficialmente 14154 morti furono registrati ma dato che i registri dei
campi sono insoddisfacenti, il numero potrebbe essere vicino ai 20000.
Inizio Pagina
|
|
|