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"La fanteria dell'Aria", di Francesco Riva

La vita del generale tedesco Kurt Student e la sua opera per la costituzione e l'utilizzo bellico di un corpo di paracadutisti. Immagini correlate.

Agli albori dell'aviazione

Cercando di rintracciare quale sia stata l'arma più innovativa della Seconda Guerra Mondiale, il pensiero corre certamente alla bomba nucleare usata dagli americani contro i Giapponesi. Eseguendo però una più accurata analisi dell'evoluzione bellica del conflitto, è possibile accorgersi che già agli inizi delle ostilità era stata introdotta un'innovazione che avrebbe avuto conseguenze notevoli sullo svolgimento dei combattimenti: l'uso dei paracadutisti.

Essi furono impiegati per la prima volta su larga scala dalla Germania nazista e ciò si deve in massima parte agli sforzi di un uomo solo: Kurt Student. Egli era, per la sua epoca, uno dei pochi innovatori dell'arte della guerra e grazie al suo carattere tenace ebbe modo di far valere le proprie idee rivoluzionarie anche nei confronti del Führer. Student fu il classico soldato di carriera dell'esercito tedesco, ma ebbe la fortuna di non attirare su di sé la viscerale repulsione di Hitler per la sua categoria.

Egli era, per la sua epoca, uno dei pochi innovatori dell'arte della guerra e grazie al suo carattere tenace ebbe modo di far valere le proprie idee rivoluzionarie anche nei confronti del Führer. Student fu il classico soldato di carriera dell'esercito tedesco, ma ebbe la fortuna di non attirare su di sé la viscerale repulsione di Hitler per la sua categoria. Questo fatto fu possibile perché Student non apparteneva all'alta nobiltà prussiana che era tanto invisa al capo di stato e di cui facevano parte i più importanti generali della prima fase del dominio nazista, come Erich von Manstein, Gerd von Rundstedt e Hasso von Manteufel solo per citarne alcuni. Pur essendo nato nella regione del Brandeburgo, egli discendeva da una famiglia di piccoli proprietari fondiari che non si poteva fregiare del prefisso nobiliare "von" davanti al proprio cognome. Addirittura, il padre di Kurt si trovò in difficoltà nel fornire un'educazione adeguata ai quattro figli.

Già il fratello maggiore di Student aveva intrapreso una scuola militare che non prevedeva il pagamento di nessuna retta e consentiva perciò l'acquisizione di un'istruzione pressoché gratuita. Essendo il terzo figlio nato nel 1890, Kurt doveva per forza di cose accettare ciò che la famiglia poteva offrirgli e così, benché in gioventù avesse dimostrato una certa attitudine verso la medicina, acconsentì di buon grado alla carriera militare. A soli 11 anni fu accettato alla scuola militare di Potsdam e grazie alle sue abilità, quattro anni più tardi fu trasferito all'accademia centrale di Lichterfelde da cui si diplomò col grado di aspirante sottotenente nel Marzo 1910. La promozione al grado superiore avvenne l'anno seguente col trasferimento nella Prussia Orientale, vicino a casa. La sua vita forse si sarebbe esaurita nello svolgimento di compiti di ordinaria amministrazione (che in ogni caso Student non disdegnava affatto) se non fosse intervenuta la Prima Guerra Mondiale e con essa la creazione dell'Aviazione Militare tedesca.

Infatti, pur non possedendo qualità specifiche e anzi soffrendo parzialmente di vertigini, nel 1916 Student frequentò il corso di pilotaggio e nello stesso anno comandò la Jagdstaffe (squadriglia di caccia o jasta) numero 9. Il suo coraggio personale lo mise più volte a confronto con la morte finché non fu ferito gravemente nel 1917 e costretto a rientrare in patria per una convalescenza che durò per il resto della guerra. Le pesantissime condizioni imposte alla Germania dagli alleati non consentivano il mantenimento di un esercito che avesse più di centomila uomini e perciò fu necessaria una scelta accurata tra tutti i soldati di carriera. Student aveva dimostrato un'ampia gamma di qualità che gli consentì di rientrare nel numero di coloro che poterono conservare il posto. Egli sarebbe entrato sicuramente nello stato maggiore generale se tale istituzione fosse stata conservata negli accordi di pace, ma al contrario, essa fu espressamente abolita e perciò Kurt dovette ripiegare nuovamente sull'aviazione.

Essa in realtà non esisteva più. N'era stata proibita persino la ricostituzione, ma in quei primi anni dopo la grande guerra, dove la confusione regnava sovrana in Germania, Student seppe far valere la propria genialità e originalità. Non potendo usufruire di aerei a motore, egli quale comandante della Fligerzentrale che poteva considerarsi una specie di scuola statale di volo, ordinò che l'addestramento dovesse avvenire su degli alianti. Cominciò così a costituire un insieme di piloti con qualifiche specifiche per la guida di quegli apparecchi così particolari. Inoltre, non bastando solo gli alianti per un'aviazione di guerra, il governo tedesco si preoccupò anche di sperimentare nuovi velivoli all'estero. Si trovò un insperato alleato nell'URSS che acconsentì a procedere ai collaudi degli aerei tedeschi sul proprio territorio, siglando una clausola segreta nel trattato di pace di Rapallo stipulato con la Germania nel 1922. Dopo un periodo di cinque anni passati alla direzione della scuola di volo, Student fu costretto ad abbandonare l'incarico per il normale avvicendamento nelle cariche imposto dagli accordi sul mantenimento della Wehrmacht. Ritornò così alla fanteria come ufficiale di battaglione. Doveva trascorrere nel più assoluto anonimato la sua carriera tra il 1927 e la fine del 1932. Il 30 Gennaio 1933, Hitler ottenne la nomina a cancelliere del Reich e la vita di Student poté tornare su di un binario più consono alle sue abilità.

L'ascesa di Hitler cambia il destino della Luftwaffe

Nonostante non fosse iscritto al partito nazista e non avesse mai dimostrato nessuna simpatia verso questo movimento politico, Student fu presto richiamato al nuovo ministero dell'aviazione sotto il comando di Göring. Le vicende politiche che avevano portato all'istituzione del ministero in piena violazione dei trattati di Versailles sono molto complesse e non riguardano specificatamente l'argomento di questo scritto, ma è utile riassumerle per comprendere quale sia stata la realtà in cui dovette agire Student. Subito dopo la conquista del potere da parte di Hitler, fu chiaro che l'esercito tedesco avrebbe subito un ingrandimento in termini numerici anche se ufficialmente il governo nazista rimaneva fedele alle limitazioni degli armamenti e arrivava a partecipare alla Conferenza di Ginevra sul Disarmo.

L'accrescimento quantitativo delle forze armate doveva però essere seguito anche da un miglioramento qualitativo per impedire che la Wehrmacht fosse un gigante dai piedi d'argilla. La svolta fu subito evidente anche ai partecipanti alla Conferenza di Ginevra sul disarmo che si trascinava stancamente dagli ultimi mesi del 1932. Già tre settimane dopo aver ottenuto la carica, Hitler incorporò le SA (squadre d'assalto) nella polizia ausiliaria, aumentandone il numero di 2.500.000 unità. I delegati inglesi e francesi presenti alla Conferenza, spinti dalle pressioni dei rispettivi elettorati, ancora desiderosi di una pace duratura, fecero finta che nulla fosse accaduto. Soprattutto la Gran Bretagna fu portatrice di questi desideri pacifisti, proponendo al leader nazista diversi progetti che cessavano di essere d'attualità nello stesso istante in cui erano pronunciati. Ogni volta, Hitler pretendeva qualcosa in più: prima l'artiglieria pesante, poi i carri armati, infine l'aviazione. L'occupazione di alcune stazioni nella zona smilitarizzata della Renania nel Marzo 1933 segnarono non ufficialmente la fine delle speranze per una soluzione pacifica della questione tedesca.

Un ultimo tentativo fu comunque fatto. La Gran Bretagna propose la firma di una convenzione di durata quinquennale, rinnovabile, che concedesse alla Germania la possibilità di un riarmo limitato solo dalle spese per la difesa attuate dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Il 17 maggio durante un discorso al Reichstag, Hitler rispose categoricamente di no. In esso si accennava anche alla possibilità di contravvenire apertamente al trattato di Versailles con un riarmo totale della Wehrmacht. Prima di poter concretizzare questa minaccia era però necessario sistemare i rapporti tra le SA e le unità dell'esercito regolare. Visto aumentare troppo il potere di Ernst Röhm e dei suoi uomini, il Führer adottò una soluzione radicale. Nel giugno del 1934, Röhm e un numero imprecisato di alti esponenti delle SA furono assassinati, insieme con alcuni rappresentanti delle gerarchie militari più refrattari ad accettare il nuovo corso nazista. La riorganizzazione delle forze militari tedesche fu così affidata ad esperti militari di carriera, quali Fritsch e Blomberg che sarebbero poi stati accantonati proprio alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Nel marzo 1935 arrivava la denuncia ufficiale del trattato di Versailles e il conseguente aumento delle spese per l'organizzazione militare. In soli quattro anni, la Germania avrebbe creato una macchina bellica che avrebbe fatto tremare il mondo.

Student comincia la sua opera di riforma

Quando Göring dovette proporre un nome per la direzione della Erprobungsstelle für Fluggerät (centro sperimentale per il materiale di volo) avrebbe desiderato un uomo più malleabile di Student, ma ogni consultazione fatta presso gli esperti del campo, finiva immancabilmente per indicare nella sua persona l'uomo adatto per quel lavoro. In quel centro sperimentale sarebbero stati convertiti all'uso bellico tutti i progetti che nel periodo di vigenza del trattato di Versailles erano stati mascherati come aerei da trasporto civile (tra essi soprattutto i bombardieri Junkers delle classi 86, 87 e 88 oltre ai nuovi e presto famosi caccia Messerschnitt 109 e 110). L'attività di aggiornamento del materiale di volo della Luftwaffe non esaurì però le idee innovative di Student.

Una delle sue maggiori qualità consisteva proprio nel perseguire la realizzazione dei propri progetti con meticolosità che in alcuni casi sfociava nella testardaggine. Grazie alla sua perseveranza, nel 1938 fu nominato comandante della 7a divisione aerea che esisteva solo sulla carta. Appena ottenuto il comando, Student si prodigò affinché si procedesse all'addestramento di soldati per lanci aerei di massa che, come lui stesso ricordava, erano già in via di allestimento in Unione Sovietica fin dal 1937. I problemi maggiori che gli si presentarono furono principalmente due. Migliorare l'affidabilità del paracadute come strumento bellico e fornire un adeguato appoggio logistico dopo l'atterraggio in zona nemica. La prima situazione fu risolta con l'adozione della seta come materiale privilegiato nella costruzione dei paracadute, garantendo contemporaneamente leggerezza e resistenza durante i lanci.

Il secondo dilemma fu brillantemente aggirato convertendo i bombardieri Junkers Ju 52 in aerei da trasporto. Questi velivoli trimotori con una velocità massima di circa 275 km/h e una tangenza operativa di appena 5900 m erano troppo lenti e goffi per rappresentare un serio avversario per i nuovi Spitfire e Hurricane inglesi. Invece, opportunamente alleggeriti e dotati di gancio di traino, si trasformarono in perfetti strumenti per condurre i paracadutisti sul luogo delle operazioni. Gli Ju 52 potevano trasportare direttamente 9 uomini in assetto da combattimento e nello stesso tempo trainare degli alianti da trasporto (gli sperimentali DFS 230) che potevano attaccare sfruttando la propria silenziosità.

Persino Hitler, sempre aperto alle novità tattiche e strategiche, vedendo gli enormi progressi di Student cominciò ad entusiasmarsi di fronte a quella "fanteria dell'aria" che poteva calare in ogni luogo nel più completo silenzio. Da tanto entusiasmo nacque una nuova divisione aerea, la 22a che fu affidata anch'essa al comando di Student. Ormai, serviva soltanto un collaudo sul campo che confermasse la bontà delle intuizioni del generale. In un primo momento si pensò che l'occupazione della regione dei Sudeti in Cecoslovacchia potesse servire come prova del fuoco, ma la mancanza di opposizione da parte del governo di Praga rese superflua la preparazione ottimale con cui le truppe di Student si apprestarono a compiere l'operazione. La successiva campagna di Polonia non offriva dei terreni ideali per l'impiego delle truppe di paracadutisti ed, infatti, fu l'apoteosi delle divisioni corazzate. Sebbene alcune unità della 7a divisione furono impiegate con compiti di commando durante l'invasione della Danimarca e della Norvegia, il vero momento di trionfo doveva giungere solo con l'offensiva generale sul Fronte Occidentale.

Il terrore viene dal cielo

L'impianto difensivo degli alleati faceva perno sulla Linea Maginot, coprendo ciò che restava del territorio francese verso il Canale della Manica con la 1a, 7a e 9a Armata Francese oltre al Corpo di Spedizione Britannico. Queste forze però, per ragioni politiche dovevano mantenersi rigorosamente fuori dei confini belgi. Infatti, sia il governo belga sia quello olandese, pur intrattenendo rapporti prossimi all'alleanza con la Francia e la Gran Bretagna provavano a restare estranei alla guerra richiamandosi alla propria neutralità ed affidandosi quindi per la protezione del territorio, unicamente agli eserciti nazionali. Fin dal principio i piani difensivi erano fin troppo chiari persino per i tedeschi. I Paesi Bassi disponendo unicamente di 12 divisioni sapevano perfettamente che la loro unica speranza di sopravvivenza in caso di attacco tedesco era di trincerarsi ed attendere l'arrivo degli Alleati. Per ottenere il tempo necessario all'avanzata anglo francese (4 giorni) era stato preparato un piano che prevedeva di far esplodere alcune delle dighe più importanti del paese allagando le zone più interne nel tentativo di creare una ridotta nazionale tra Amsterdam, Rotterdam e l'Aia che pomposamente era stata denominata "Vestring Holland", Fortezza Olanda.

I Belgi, al contrario, possedevano un esercito numericamente rilevante, ma composto per la maggior parte da fanteria con divisioni corazzate e aviazione vecchie e tecnologicamente arretrate. I comandi militari confidavano però nella speciale conformazione che la natura aveva dato alla zona che presumibilmente sarebbe stata oggetto dell'attacco. Avevano creato una linea difensiva che da Dinant, passando per Namur, conduceva a Liegi seguendo il corso della Mosa e da lì, appoggiandosi al Canale Alberto voltava verso il mare raggiungendo Anversa. Le certezze belghe di potersi difendere da soli si basavano proprio sul Canale Alberto che era considerato il più affidabile fossato anticarro di tutta Europa. Costruito come via di comunicazione artificiale tra la Mosa e il fiume Dyle, il canale era uno scavo largo sessanta metri con le pareti perfettamente perpendicolari, praticamente insuperabile se non attraverso i ponti che naturalmente sarebbero stati fatti esplodere all'approssimarsi del nemico. Come se tutto ciò non fosse bastato, la strada che dall'Olanda conduceva verso il canale Alberto era presidiata dal Forte di Eben-Emael che con i suoi cannoni da 120 mm proteggeva uno dei pochi punti deboli della struttura di canali e fiumi difesi dai belgi. Nessuno sarebbe sopravvissuto in campo aperto al fuoco di quella piazzaforte.

Per scardinare questi bastioni difensivi, venne affidato a Student il compito di impossessarsi con le sue truppe aerotrasportate dei punti chiave al di là delle linee di difesa e di mantenerli fino al sopraggiungere della fanteria di rinforzo della Wehrmacht. Come da sua abitudine, il generale approntò personalmente tutti i piani per l'operazione, lasciando ai suoi subalterni solo il compito di risolvere le formalità ai livelli gerarchici inferiori. Sebbene questo comportamento possa sembrare accentratore ed egoista, bisogna ricordare che Student sapeva motivare i collaboratori, dividendo con loro ogni successo senza accaparrarsi nessun merito anche nell'eventualità che nessuno avesse contribuito alla progettazione degli attacchi da lui comandati. L'operazione d'assalto contro l'Olanda e il Belgio era stata minuziosamente preparata e a suo dire non avrebbe mai potuto fallire. Negli intrecci dei destini umani che fu la Seconda Guerra Mondiale, accadde però un incomprensibile contrattempo che per poco non solo rischiò di impedire la riuscita del piano di Student, ma persino di tutta l'offensiva sul Fronte Occidentale. Il 10 Gennaio 1940, quando ormai tutto era già pronto, il maggiore Reinberger della 7a divisione aerea, dopo aver espletato una missione presso il centro di addestramento di Münster, decise di fare ritorno quella sera stessa presso il comando di Colonia.

Per farlo, contravvenendo ad ogni norma di sicurezza, adoperò un piccolo biposto da collegamento Fieseler che per mancanza di assistenza da terra finì col perdersi nella fitta nebbia che abitualmente ricopre quelle zone. Vagando per ore alla cieca, l'aereo si ritrovò senza carburante, costretto ad atterrare là dove si trovava: Mechelen-sur-Meuse, dietro le linee nemiche! Egli nella sua incoscienza aveva trasportato con sé una valigia contenente tutta la documentazione della prossima invasione dell'Olanda e dell'offensiva nelle Ardenne Belghe. Per sua insperata fortuna, sebbene gli ufficiali alleati si fossero accorti dell'importanza di quel materiale nel momento stesso in cui egli, rischiando la sua vita, aveva tentato di bruciarli in una stufa durante l'interrogatorio subito dopo essere stato catturato, il quartiere generale belga a cui vennero affidate le carte, fu meno accorto. Addirittura l'unico effetto di questo straordinario colpo di fortuna fu una semplice nota inviata dal generale Van Overstraeten del Regio Esercito Belga al comandante delle truppe francese Gamelin che la ignorò tranquillamente. Nessuno credeva che i tedeschi potessero attaccare dall'aria per poi lanciare i loro panzer lungo le strette strade delle Ardenne!

Arriva l'ora decisiva

Ci vollero altri cinque mesi, tra rinvii e sospensioni, prima che l'ordine d'attacco fosse confermato definitivamente. Il 10 Maggio 1940 era giunta l'ora anche per l'Olanda, il Belgio e la Francia di assaggiare la potenza tedesca. Nelle prime ore di quel giorno, 4.000 paracadutisti della 7a divisione vennero lanciati esattamente sopra la ridotta nazionale che gli olandesi credevano di poter difendere in attesa dell'arrivo dei francesi. Amsterdam, Rotterdam e l'isola di Dordrecht videro arrivare dal cielo quegli uomini armati appesi a dei precari e dondolanti sacchi di seta. La sorpresa fu completa. Più volte durante la mattinata il comando olandese riferì agli alleati di essere riuscito a riprendere il controllo dei punti chiave della linea difensiva, ma fu solo un'impressione. Gli aerei del Generale Kesselring fornirono quell'appoggio logistico per il quale Student aveva tanto lavorato, garantendo un rifornimento continuo alle truppe che consolidarono le teste di ponte, mentre il gruppo di armate B di Von Bock avanzava indisturbato in loro aiuto nel resto del paese, abbandonato al suo destino per seguire una strategia rivelatasi azzardata. Alla sera, ciò che doveva durare quattro giorni era stato virtualmente conquistato, senza che nessuna delle cariche esplosive che erano state poste sulle dighe fosse stata innescate. Quattro giorni dopo (14 Maggio) l'esercito olandese capitolava.

Ancora maggiore fu lo sgomento dei francesi quando seppero che i tedeschi stavano transitando indisturbati sui ponti di Veldwezelt e di Vroehhoven, proprio davanti a Eben-Emael. Cosa era successo alla guarnigione del forte? Perché non impediva al nemico l'attraversamento del Canale? La risposta era semplice: il forte era stato neutralizzato dai tedeschi. Però questa soluzione era stata ottenuta con un'azione al limite dell'incredibile. Contemporaneamente ai paracadutisti che erano atterrati in Olanda, una squadra dello sturmgruppe (gruppo d'assalto) Koch era partita in direzione del forte belga. Il forte fuoco di sbarramento della contraerea non aveva permesso a tutti gli alianti di raggiungere l'obiettivo, così solo tre di essi, per un totale di 84 uomini erano riusciti ad atterrare esattamente sopra la fortezza, distruggendo i bunker dei cannoni e tenendo impegnati le diverse migliaia di uomini che componevano la guarnigione. Alle 17 del pomeriggio il sopraggiungere della 4a divisione del Generale Stever pose fine ad ogni resistenza dell'esercito belga. Qui, come sulle dighe olandesi, il coraggio dimostrato dai paracadutisti tedeschi fu enorme, aumentato ancor più da un grave inconveniente accaduto al comandante del gruppo d'assalto, tenente Witzing.

A bordo del suo Ju 52 avrebbe dovuto atterrare anch'egli sul tetto, ma per un rovinoso errore di calcolo, il suo aereo precipitò sulla riva tedesca del Reno, lasciando senza comando il suo reparto fino a mezzogiorno, quando il tenente, pur ferito, salì su un altro velivolo che lo portò a destinazione. Privati dell'ufficiale in comando, i pochi specialisti che portarono a termine la missione dimostrarono tutto il loro addestramento, perdendo solo 6 uomini su 84.

L'eco dei successi dei paracadutisti di Student fu enorme e non venne messo in ombra neppure dalle folgoranti vittorie delle truppe corazzate di Guderian. Dopo la conquista di Parigi e la firma dell'Armistizio con la Francia, si profilavano nuovi impieghi per la 7a e la 22a divisione aeree. Prima si ipotizzò la conquista dall'aria della regione di Southampton, in Gran Bretagna, poi rimandata da un ordine del Führer che pretendeva il dominio dell'aria prima di cominciare l'operazione "Leone Marino", cioè l'invasione delle isole britanniche. Come noto, tale dominio non fu mai ottenuto e ogni tentativo di conquista fu successivamente abbandonato. Gli ultimi sei mesi del 1940 furono molto difficili per Student, perché, sebbene fossero aumentati di numero i soldati destinati all'addestramento paracadutista, il mancato impiego operativo cominciava a far emergere degli squilibri a livello dirigenziale. SI sarebbe potuta definire persino invidia. Infatti, sia gli alti ufficiali della Wehrmacht sia quelli della Luftwaffe (ai quali comunque Student era sottoposto ufficialmente) non vedevano di buon occhio quelle unità ibride di cui era difficile decidere la collocazione tra l'Aviazione Militare e l'Esercito.

Osteggiato in ogni modo dai suoi superiori, Student riuscì a continuare nei suoi progetti solo per l'appoggio diretto di Hitler che era estasiato dalle potenzialità della nuova arma. Un'altra azione, in codice denominata "Ercole", avrebbe dovuto portare alla conquista dell'isola di Malta nei primi mesi del 1941, ma fu definitivamente rimandata col procedere frenetico degli avvenimenti. La Germania era stata costretta ad impegnarsi nei Balcani per soccorrere l'Italia che aveva attaccato la Grecia credendo di sconfiggerla facilmente. L'esercito greco invece si era dimostrato coriaceo e addirittura era passato all'offensiva, avanzando all'interno dell'Albania, allora colonia italiana. In soccorso del governo di Atene era giunto dall'Africa un contingente Britannico che però non aveva avuto fortuna. Entrambe le forze armate era state attaccate dalle superiori forze dell'Asse e mentre i Greci erano stati costretti alla resa, i Britannici avevano evacuato la penisola ritirandosi a Creta, isola nel mezzo del Mar Mediterraneo.

La conquista di Creta

Nell'imminenza dell'Operazione Barbarossa, cioè l'attacco all'Unione Sovietica, Hitler non si poteva permettere di lasciare in mano agli Alleati una base strategica così vicina ai pozzi petroliferi di Ploiesti in Romania che avrebbero dovuto fornire il carburante per la campagna estiva sul fronte orientale. Purtroppo, dopo la dura sconfitta subita dalla flotta italiana a Capo Matapan, la Royal Navy possedeva virtualmente il dominio del mare. La conquista dell'isola fu quindi programmata come un'azione interamente aerea. Student ottenne i pieni poteri e disegnò un piano che prevedeva l'invasione dall'aria. Anche la 5a Divisione di montagna che venne impiegata per la conformazione del terreno di Creta fu affidata ai suoi ordini. Fu fatto un grandioso lavoro logistico per preparare degli aeroporti di fortuna nella regione meridionale della Grecia e nelle isole dell'Egeo per avvicinare alle basi nemiche l'8° Corpo aereo di Von Richtofen che con i suoi 650 aerei tra bombardieri, caccia e cacciabombardieri, doveva fornire l'appoggio tattico alla spedizione.

I Britannici erano numericamente superiori alle forze dell'Asse che sarebbero state impiegate. Disponevano, infatti, di più di 92.000 uomini sommando le truppe australiane, neozelandesi e inglesi. Erano però sprovvisti di artiglieria e i pochi caccia a disposizione erano stati inviati in Egitto per non sacrificarli inutilmente. Inoltre le forze erano state suddivise nel seguente modo per difendere tutto il perimetro dell'isola che si allunga nel Mediterraneo per più di 300 km: 27.000 uomini tra Meleme e Suda nella parte occidentale, la più vicina al continente e la prima ad essere attaccata; 62.000 a Retimo al Centro e 8.000 a Heraklion, nella zona Orientale. Si stava prospettando uno scontro tra chi possedeva il dominio dell'aria (Germania) e chi possedeva quello del mare (Gran Bretagna). Per trasportare la 5a divisione di montagna, il cui comandante non aveva nessuna intenzione di vedersi lanciato da un aereo, fu approntata una flottiglia composta da centinai di pescherecci greci che in piena notte rischiando una navigazione senza luce, avrebbe raggiunto gli obbiettivi dello sbarco con perdite limitate visto l'azzardo che si era tentato.

L'attacco cominciò il 20 Maggio 1941 alle 7 del mattino, quando il cielo sopra Meleme e Suda fu oscurato da 493 Ju 52 che lanciano la 7a e 22a Divisione al completo. Le condizioni meteorologiche non potevano essere migliori, ma un vento insidioso provocò una dispersione delle forze d'invasione. Secondo il piano originario, l'aeroporto di Meleme rivestiva un'importanza vitale per il proseguo dell'offensiva. Esso deve essere preso entro le prime ventiquattr'ore, altrimenti le truppe aerotrasportate non avrebbero potuto ricevere i rifornimenti e i rinforzi necessari per la conquista dell'isola. Alla sera del venti tutto era ancora in discussione. Le truppe britanniche si difendevano eroicamente. I fucilieri neozelandesi dimostrano il loro valore abbattendo più aerei delle esigue batterie contraeree che difendevano la città. A Heraklion la situazione era anche peggiore per i tedeschi. Le tabelle di marcia pensate da Student divennero inutili di fronte ad inconvenienti pratici che non erano stati neppure immaginati. Tra di essi la lentezza del rifornimento degli Ju 52 e la difficoltà di decollare dalle piste greche fatte di terra battuta, dove ogni aereo in partenza sollevava nuvole di sabbia che annullavano la visibilità per velivolo seguente.

Il giorno successivo fu presa la decisione di conquistare l'aeroporto di Meleme a qualunque costo. Gli Ju 52 atterrarono sulla pista anche se essa era ancora sotto il fuoco del nemico. Un reparto del 100° Reggimento di montagna che non era giunto per mare a causa della mancanza di imbarcazioni, arrivò miracolosamente a terra tra le carcasse degli aerei di rifornimento che lo avevano preceduto. Dal suo quartiere generale situato nell'Hotel Grande Bretagna di Atene, Student seppe di aver vinto. Non appena le truppe britanniche cominciarono a ritirarsi in direzione di Retimo, un gigantesco ponte aereo tedesco cominciò a scaricare uomini e materiali sulla pista di Meleme. Era ormai questione di giorni prima della definitiva sconfitta del Corpo di spedizione britannico. Nelle stesse ore si stava svolgendo un'altra battaglia in mare. La Royal Navy aveva impedito il passaggio di buona parte delle navi tedesche, ma a caro prezzo. Gli incrociatori Naiad e Carlisle furono colpiti duramente come la Warspite. Le possenti corazzate Barnham e Valiant dovettero abbandonare la lotta a causa dei danni subiti. Altre 5 navi da guerra tra cacciatorpediniere e incrociatori furono messe fuori combattimento dalla Luftwaffe.

I Britannici prolungarono la difesa per un'altra settimana che fu colma di atti di eroismo straordinari. Si segnalarono in particolare gli uomini del I battaglione "Argyll and Sutherland" e del I battaglione "Sussex". Questi ultimi, per ironia della sorte, sarebbero diventati loro stessi paracadutisti e avrebbero partecipato all'operazione "Market Garden" scontrandosi ancora una volta con le truppe speciali di Student. Il 27 Maggio, il generale Wavell quale comandante in capo si assume la responsabilità di ordinare la ritirata dall'isola. Si profilava una nuova Dunquerke, solo molto più pericolosa. Gli uomini che difendevano Retimo devono seguire una stretta strada di montagna che verrà denominata "Via Crucis" per raggiungere il punto d'imbarco a Chora Sfakion. Il caldo estivo era insopportabile e molti di loro sfiniti e senz'acqua si arresero agli inseguitori. La ritirata poteva essere impedita con il lancio di pochi uomini della 7a Divisione aerea, ma Student si rifiutò di sacrificare altre vite umane. L'apoteosi dei paracadutisti vide la morte di 3674 uomini di queste unità speciali più altri 2.500 della Marina e della 5a divisione di montagna. Gli inglesi ebbero solo 3.500 morti, ma 12.000 prigionieri e la perdita di 9 navi da battaglia.

Il duro sacrificio pagato dalla 7a e 22a divisione fece capire che gli assalti dall'aria potevano avere successo unicamente se sorretti dalla sorpresa e condotti con migliaia di uomini. Hitler disse a proposito della conquista di Creta: "Creta ha dimostrato che i grandi giorni dei paracadutisti sono finiti. Il loro impiego esige una sorpresa che non è più realizzabile." Saranno gli alleati che proseguiranno nello sfruttamento della nuova arma, sviluppandone la tecnica.

Le truppe paracadutiste tedesche nel periodo 1942-1945

Il fatto che il Führer avesse deciso di non usare più degli assalti aerei per le operazioni più importanti non significò un abbandono del programma di Student che anzi venne notevolmente potenziato. Le due divisioni originarie crebbero fino a raggiungere i 160.000 uomini, ma non volarono mai più tranne che per azioni circoscritte e di poca importanza. Si trasformarono lentamente in truppe di fanteria scelta, ereditando il ruolo dei famosi Granatieri prussiani di Federico il Grande. Con queste mansioni combatterono sul fronte russo, in Italia e negli ultimi mesi del Reich prima in Olanda e poi nella Renania centrale. Il Generale Sir John Hackett che durante la Seconda Guerra Mondiale combatté sia sul fronte italiano sia durante l'operazione Market Garden come comandante di una brigata inglese di paracadutisti, ricorda come a Cassino e ad Arnhem si fossero scontrati per la prima volta due eserciti che usavano entrambi truppe scelte aerotrasportate nella medesima azione. Secondo la sua testimonianza non trovò mai dei soldati tedeschi più determinati e nello stesso tempo più leali dei membri delle forze di Student.

Il generale tedesco trascorse il resto della guerra continuando il proprio lavoro di tattico dalle eccellenti qualità, ipotizzando nuovi piani di conquista che alcuni critici definiscono irrealizzabili come la missione nella Penisola di Kola per bloccare la via di rifornimenti russo di Murmansk o l'occupazione di Baku partendo dalle posizioni tedesche nelle Crimea Orientale. Entrambi i programmi rimasero solo sulla carta, ma non per questo si deve sminuirne la validità sul piano pratico. Essi probabilmente avrebbero richiesto un impiego di uomini addestrati che la Germania non disponeva a quei tempi. Tuttavia, se il Reich li avesse posseduti si può stare certi che l'invidiabile capacità di risolvere i problemi che caratterizzava Student, avrebbe permesso l'attuazione di questi disegni. Anche la liberazione di Mussolini dalla prigione del Gran Sasso, spesso attribuita a Skorzeny, può essere vista come una sua creazione.

Purtroppo, con la mancanza di impieghi operativi, il generale perse ben presto l'appoggio ed il prestigio di cui aveva goduto, finendo nell'agonia della Germania nazista per comandare un settore difensivo nel Meclemburgo. Agli inizi di Maggio del 1945 fu fatto prigioniero dagli inglesi e qui cominciarono le sue traversie del dopoguerra. Fu imputato per crimini contro l'umanità al processo di Norimberga. L'accusa era grave e poteva portare alla pena di morte. I fatti su cui si basava l'accusa erano avvenuti a Creta nel periodo di occupazione tedesca sotto il comando di Student. Il governo greco in esilio aveva proclamato una guerra partigiana ad oltranza contro l'occupante tedesco. I civili cretesi avevano recepito il messaggio e avevano cominciato una lotta di logoramento che in alcuni casi diventò atroce e barbara. Si segnalarono degli episodi di mutilazioni e addirittura crocifissioni nei confronti di sentinelle della Luftwaffe. Göring ordinò che si deportassero tutti gli uomini di Creta maggiori di 14 anni. Student nella sua mentalità di soldato di carriera non obiettò nulla a quell'ordine assurdo, ma nel momento in cui si dovette procedere effettivamente alla deportazione riuscì con abili escamotages (scarsità di carburante per gli aerei, difficoltà nello stabilire l'esatta età delle persone da deportare e persino mancanza del personale militare dovuto a licenze) a rinviare a tempo indefinito quell'azione crudele. La sua estraneità all'accusa principale fu dimostrata grazie anche alla testimonianza del generale neozelandese Inglis che giurò davanti ai giudici che Student si era opposto all'attività delle SS nell'isola. L'imputazione fu così convertita in "mancato tentativo di impedire crimini di guerra". La condanna fu ridotta a soli cinque anni e non venne confermata durante il processo d'appello. Student fu liberato nel 1948 e visse il resto della sua lunga vita nella Germania Occidentale dove morì nel 1978 all'età di 88 anni.

Fonti: "I generali di Hitler" a cura di Correlli Barnett, "La Seconda Guerra Mondiale" di Raymond Cartier, "Mein Kommandunternehmen" di Otto Skorzeny, "Intorno al Tavolo delle illusioni" di Mario Fanoli

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