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Home > Approfondimenti > La cultura francese splende in Europa più del re sole - prima parte "La cultura francese splende in Europa più del re sole", di Marco CosettoSotto Luigi XIV, la cultura, l'arte e l'inventiva francese nel primo '700 si diffondono sul continente europeo sostituendosi all'influenza italiana rinascimentale. Seconda Parte del testo - Immagini correlate - Altre informazioni esterne al sitoNascita del rocailleNel 1715, alla morte di Luigi XIV, il nipote designato alla successione è ancora minorenne. La reggenza viene allora affidata a Filippo d'Orlèans che, come prima mossa, decide di abbandonare lo sfarzoso isolamento della reggia di Versailles e riportare la corte a Parigi. Il trasferimento nella capitale accende una gara di emulazione tra le famiglie aristocratiche impegnate nel restauro e nell'ammodernamento dei palazzi parigini e degli hotels particuliers, abbandonati a se stessi per tutto il mezzo secolo trascorso nel dorato domicilio coatto imposto dal re Sole. Il gusto del reggente è orientato verso un'arte meno aulica, meno imponente e fastosa di quella patrocinata da Luigi XIV che aveva usato monumenti e immagini come espressione del suo potere assoluto. Agli architetti e agli artisti si chiedono ora una bellezza e un fascino più sottili; l'arte della reggenza non vuole imporsi alle masse con la forza eroica delle forme, delle immagini e dei colori, essa vuole dilettare l'occhio e sedurre lo spirito di un'élite raffinata. Non si commissionano più dipinti di storia nel grande formato, per riempire vasti saloni di rappresentanza, ma quadretti piccoli o medi, in assonanza con le nuove strutture edilizie. Gli appartamenti hanno infatti sale più piccole, più curate dal punto di vista dell'arredo e del mobilio. Nel palazzo secentesco barocco pochi ambienti avevano una destinazione unica e ben definita: i saloni erano, in genere, polifunzionali e adattabili alle esigenze del momento. Il nuovo stile settecentesco dell'abitare precisa la destinazione delle stanze, distingue con chiarezza il salotto, la sala da pranzo, la biblioteca e la stanza da letto. Tanto per fare un esempio, prima del 1740 non esiste una salle à manger, non è previsto un locale destinato in modo esclusivo alla funzione conviviale. In occasione dei festini, quando si invitano dei commensali, nei saloni vengono allora allestite grandi tavolate montate su cavalletti coperti da tovaglie; a fine ricevimento, poi, smontati gli apparati effimeri, il salone viene restituito alla sua generica destinazione di rappresentanza. Negli altri giorni i pasti vengono direttamente serviti negli appartamenti privati. Durante il lungo regno di Luigi XV, nella reggia di Versailles si provvede soltanto a ridistribuire lo spazio interno: gli ampi saloni secenteschi, voluti dal magniloquente predecessore, vengono ridisegnati e ridotti in tanti ambienti più piccoli e più intimi. Le nuove esigenze vengono affrontate con nuovi criteri; l'arredamento degli interni è ormai visto come un insieme organico, alla cui unità concorrono in ugual misura stucchi, specchi e pannelli lignei, come pure mobili e rivestimenti in stoffa, caminetti, soprammobili e oggetti di oreficeria. Negli anni della reggenza e di Luigi XV, l'età del rococò, un trionfo di curve lega i mobili alla decorazione delle pareti: la curva è la cifra stilistica che dà armonia a un'arte dinamica, messa in moto dalla vitalità dei motivi ornamentali. In questo tempo vige il principio della convenance, dell'accordo, dell'equilibrio tra spazi interni e decorazione, convenance che si ottiene più facilmente quando la figura dell'architetto coincide con quella dell'arredatore. Germain Boffrand, uno dei maggiori architetti-decoratori del tempo, in un suo Livre d'architecture afferma che il costruttore deve tener sempre conto dello "stile di vita del secolo", delle abitudini e dei gusti dei clienti. Gli interni familiariIl gusto rococò rende squisiti e confortevoli anche gli ambienti riservati all'intimità familiare: i petits cabinets, le stanze da lavoro, le biblioteche e gli studioli. Epicentro della vita sociale e della comunicazione verbale, il salone viene arredato con poltrone, sedie, tavoli grandi e piccoli. Addossati alle pareti per tenere sgombro lo spazio centrale, i mobili concorrono al progetto decorativo. La stanza della padrona di casa, il boudoir, è attrezzato in modo da accogliere, la mattina attorno al tavolo da toletta, gli amici che arrivano per scambiare due chiacchiere e qualche pettegolezzo, i corteggiatori impegnati in galanti schermaglie amorose, i fornitori che offrono la loro merce, gli artisti con le opere da fare ammirare e da vendere. Grazie alla descrizione fornita dal duca di Luynes nei Mèmoires sur la cour de Louis XV conosciamo la camera da letto di Madame de Mailly, prima favorita del sovrano. Nell'alcova dei due amanti, allestita nel Castello Reale di Choisy, la seta azzurra della tappezzeria è tessuta dalla stessa Madame de Mailly; le pareti, le sedie e il letto sono ricoperti di un moir azzurro e bianco, mentre in un angolo è collocata un'encoignure, un armadietto con uno sportello laccato in azzurro e bianco, su cui Jean-Henry Riesener dipinge, dopo la prematura morte della favorita, un poetico paesaggio lacustre con piante acquatiche, cigni e uccelli svolazzanti. Il gusto delle cineserieDella stanza dei piaceri regali oggi rimane soltanto l'angoliera. Qualche salone delle regge e dei grandi palazzi si è conservato quasi integro, ma per il resto gli interni più intimi e familiari non hanno resistito al trascorrere del tempo e all'evoluzione del gusto. Un'attendibile documentazione visiva è offerta dai dipinti di François Boucher, il pittore prediletto di Madame de Pompadour, onnipotente favorita di Luigi XV. Nel dipinto La colazione (1739; Parigi, Louvre), questa viene servita in un ambiente tipicamente rocaille, nell'appartamento del pittore: sulla stanza inondata dal sole incombe un'alta specchiera, la cui cornice sagomata è colorata di lacca verdolina e intagliata con motivi a forma di conchiglie e di foglie di acanto; alla parete è sospeso un orologio a cartel, una pendola murale in bronzo dorato e cesellato e delle asimmetriche appliques con le candele sono inserite nella cornice dello specchio. La statuetta di Buddha in porcellana, conservata nel mobile pensile, documenta la diffusione del gusto esotico e l'amore per le chinoiseries condiviso da Boucher con il suo tempo. Anche nel pittoresco disordine dello spogliatoio in cui una Donna si allaccia la giarrettiera (1742; Collezione Thyssen-Bornemisza), un disegno orientale con fiori e uccelli coloratissimi si snoda nelle ante del paravento, motivi cinesi illeggiadriscono il parafuoco e il servizio da tè. E ancora in un ritratto della moglie, Madame Boucher, (1743; New York, Frick Collection ), che mostra la giovane e avvenente Marie-Jeanne Buzeau sdraiata su una chaise-longue all'ultima moda e un servizio cinese da tè e il paravento ai piedi del divano è decorato con fiori e uccelli nel gusto dominante delle cineserie. Nel periodo di maggior voga, idoli cinesi si appollaiano su tutti i mobili portaoggetti e persino sugli orologi a pendolo che, in tal caso, esibiscono nel quadrante numeri orientali di pura fantasia. Manca, in realtà, un senso critico che permetta di distinguere tra cineserie vere e inventate; e oggetti autentici provenienti dall'Oriente vengono adattati al gusto europeo. Appesantiti con l'aggiunta di volute in metallo dorato, i vasi di celadon verde somigliano, più che a un oggetto cinese, ai boccaloni tedeschi di birra. Nei parchi, edifici, pagode, padiglioni e chioschi vengono rivestiti di pannelli intagliati e dipinti, di arazzi, trafori e statuette che, secondo le intenzioni degli arredatori, devono trasformarli in raffinate maisons chinoises. Un capolavoro di cineseria rococò sono gli arazzi tessuti nel 1742 a Beauvais sulla scorta dei bozzetti preparati da Boucher. Nei dieci arazzi, Les tentures chinoises, voluti da Luigi XV quale dono da inviare a Kien-Long, imperatore della Cina, il pittore si servito dei disegni di un gesuita francese residente a Pechino, padre Attiret de Dle, ma nonostante questa traccia le scene "all'orientale" conservano un sapore occidentale, tipicamente parigino e rococò. Il mobile rococòLa migliore ebanisteria rococò coniuga la bellezza con la comodità; con i termini commode e de commodité vengono, infatti, chiamati due mobili - un cassettone e una poltrona dallo schienale pieghevole belli e pratici nello stesso tempo. L'eleganza delle forme, la fantasia delle decorazioni e l'equilibrio delle proporzioni caratterizzano il gusto dell'epoca, ma la funzione di rappresentanza è sempre accoppiata a una funzione pratica. Nelle commodes e nelle angoliere, nei secretaires, nelle consoles e nelle varie versioni della chiffonnire, i cassetti e i ripiani permettono di conservare o di esporre oggetti d'uso e di arredamento, mentre linee curve, gambe a capriolo e piedi a riccio arricchiscono i modelli. Una asimmetria discreta e appena accennata, curve intrecciate, fianchi a serpentina immettono movimento e dinamismo nelle forme; la superficie acquista varietà, grazie alle impellicciature, ai tasselli, alle lacche e alle guarnizioni bronzee e per i rivestimenti si usano legnami pregiati, quali il palissandro, il mogano e il legno di Cayenne. Artisti di primo piano disegnano le applicazioni in bronzo cesellato che qualificano la destinazione dell'oggetto, mentre nei modelli più eleganti e costosi le decorazioni bronzee ricoperte dalla patina d'oro danno risalto agli angoli, agli spigoli e alle cornici. Prive di rivestimento sono le guarnizioni dei mobili di minor pregio. Diffusione europea dello stile rocaille: Germania e InghilterraNati e cresciuti in Francia, l'architettura e l'arredamento rococò si diffondono in Europa insieme alla lingua francese, alla sua letteratura e al suo teatro. Il nuovo gusto trova applicazione non tanto nei palazzi di città o nei castelli, quanto nelle più raccolte dimore destinate al diporto e ai piaceri. Tale destinazione rivelata dai nomi, tutti francesi, delle nuove costruzioni: "Monrepos", "Sanssoucis", "Bagatelles","Monbijoux", "Solitudes", "Favorites". Nel corso del secolo tutte le corti dei principi e degli elettori tedeschi si emancipano dall'influsso dell'arte italiana e si convertono alle novità in arrivo da Parigi. Per decorare l'interno del castello di Sanssoucis a Potsdam, ad esempio, Federico il Grande di Prussia chiama dalla Francia uno dei fratelli Martin, inventori delle famose vernici laccate. Botteghe artigiane ambulanti di alto livello, famiglie intere di stuccatori, di intagliatori e di tappezzieri mettono a disposizione di tutti le invenzioni formali e tecniche del rocaille francese. Così a Monaco di Baviera, nel parco del Nymphenburg, il padiglione di caccia progettato da François de Cuvillis, l'Amalienburg ha magnifici stucchi di Johann Baptist Zimmermann e sculture di F. Dietrich. Nata come Lusthaus, "casa di delizie", la palazzina concepita come successione di ambienti caratterizzati da un partito decorativo sempre diverso: scandito dal ritmo regolare delle finestre e degli specchi, il salone centrale circolare è trasfigurato in un gioco di ornamenti leggeri, di superfici riflettenti e delicate tinte pastello; un piccolo "gabinetto cinese" ha alle pareti piccoli affreschi e lacche cinesi del Seicento; mentre le pareti della cucina sono rivestite di piastrelle policrome di Delft. Un capolavoro di eclettismo rococò. Meno eclettico, il rocaille inglese si identifica con lo stile di Thomas Chippendale. Buon disegnatore e abilissimo imprenditore, nel 1754 Chippendale pubblica un testo, The Gentleman and Cabinetmakers Director, che - spiega il sottotitolo - presenta una "ampia collezione dei più eleganti disegni di mobili domestici nel gusto gotico, cinese e moderno". Il libro comprende un repertorio completo delle invenzioni di questo geniale ebanista, tra cui le French elbow chairs, poltrone con gambe a capriolo e piede a sfera artigliata a imitazione di zampa d'aquila, e ancora sedie a traforo, il fretwork, oppure a intaglio con spalliere a traliccio. Un capitolo a parte è dedicato al chinese style che ha il suo capolavoro nella stanza da letto disegnata per la Badminton House del duca di Beaufort, oggi ricostruita al Victoria and Albert Museum di Londra. Cinese sino alla stravaganza, infine, il letto laccato in rosso e oro con un baldacchino a pagoda, concluso agli angoli da draghi alati. Il rococò italianoI forti legami con la stagione del barocco secentesco hanno indotto a chiamare "barocchetto" la risposta italiana al rococò europeo. Durante il Settecento nel Piemonte, nel Veneto e nel Regno delle due Sicilie si producono mobili e oggetti che, per capriccio inventivo e decorativo, poco hanno da invidiare ai modelli stranieri. La contiguità geografica con la Francia, la presenza di un architetto come Filippo Juvarra e di un ebanista come Pietro Piffetti danno al Piemonte dei Savoia un posto di primo piano nell'affermazione del rocaille italiano. E' su iniziativa di Vittorio Amedeo II, infatti, che si ammoderna l'arredamento del Palazzo Reale di Torino, si costruisce la palazzina di Stupinigi e si rinnovano i castelli di Rivoli e Moncalieri. Nel palazzo della capitale Juvarra arreda la stanza delle lacche con pannelli cinesi animati da uccelli, fiori e scene di vita orientale; l'effetto cromatico molto suggestivo: sulla parete vermiglione i riquadri spiccano grazie al fondo nero, animato dalle delicate nuances blu, rosso e oro della lacca. Nella palazzina di caccia del parco di Stupinigi, il grande architetto mette poi a profitto gli studi giovanili di scenografia: l'interno pensato come un teatro a più scene, corrispondenti alle stanze e ai salottini attorno al grande salone centrale, punto di vista prospettico dell'insieme. Gli ebanisti della repubblica veneta acquistano fama universale per
merito della smagliante cromia ottenuta con la cosiddetta "lacca
povera", una vernice applicata con velature successive su stampe
incollate al legno. Nel Regno delle due Sicilie l'attività di Carlo III di Borbone ha, nel campo delle arti, l'intervento più benemerito con la fondazione della Real fabbrica di porcellana nel parco di Capodimonte (1742). Le doti della materia prima, un'argilla calabrese priva di caolino, permettono ai tecnici di ottenere una porcellana che non ha niente da invidiare a quella prodotta a Svres, a Meissen o al Nymphenburg. La manifattura viene poi smantellata nel 1759, quando Carlo si trasferisce a Madrid per occupare il trono di Spagna, più prestigioso di quello napoletano. Nello stesso anno viene portata a compimento la decorazione del gabinetto di porcellana nel Palazzo Reale di Portici, un magnifico complesso oggi conservato a Capodimonte. Tremila pezzi modellati dai fratelli Gricci compongono un disegno fitto di nastri annodati, di festoni floreali, di sontuosi trofei e strumenti musicali. Dal soffitto coperto di stucchi pende un lampadario in porcellana sostenuto dalle zampe di una scimmietta. Nell'insieme, un capolavoro di fantasia, di buongusto ed eleganza e il maggior contributo italiano al rocaille europeo. |
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