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"La battaglia dello Jutland" di Simone Pelizza. Immagini correlate
La Prima Guerra Mondiale, combattuta essenzialmente sulla
terraferma, ridusse in maniera netta l'importanza delle Marine militari
europee, dominatrici della scena mondiale per tutto l'Ottocento.
Ciò valse soprattutto per la Royal Navy britannica, che perse la
propria posizione di pilastro dell'equilibrio internazionale. Infatti,
l'immenso conflitto 1914-18 ebbe effetti devastanti per la Gran
Bretagna, specie dal punto di vista strettamente militare: l'entrata in
guerra (5 agosto 1914) mise presto in crisi le tradizionali concezioni
strategiche del governo di Londra, basate sulla preminenza
dell'elemento marittimo rispetto a quello terrestre. Di fronte ai
successi della macchina militare tedesca sul Fronte Orientale
(battaglie di Tannenberg e Laghi Masuri, agosto 1914) e su quello
Occidentale (fino alla battaglia della Marna, settembre 1914), il
Governo Britannico scelse un cambiamento radicale, privilegiando
l'Esercito rispetto alla Marina. Ma anche così l'impreparazione
inglese alla guerra era pesante, visto che si riuscirono a mobilitare e
inviare sul fronte francese appena cinque divisioni, poco equipaggiate
e dotate di scarsa tecnica militare. Per disporre di un numero
maggiormente elevato di soldati sarebbe stato necessario introdurre la
coscrizione obbligatoria, ma questa soluzione avrebbe portato a forti
proteste popolari, poiché violava apertamente la tradizione
liberale; così, si decise giocoforza di proseguire con
l'arruolamento volontario, che però riusciva ad assicurare un
apporto insufficiente di uomini. L'unica opzione meno "costosa" per
Londra restava quindi la Marina, che venne presto impegnata nel Blocco
totale di ogni via commerciale verso Germania e Austria-Ungheria, tanto
nel Mare del Nord quanto nel Mediterraneo. Ma Berlino aveva, nello
scenario del Mare del Nord, un asso nella manica, da opporre con
decisione a tale mossa: la Kriegsmarine, la seconda flotta più
forte del mondo (dopo quella britannica), costituita nell'ultimo
decennio dell'Ottocento per volontà del Kaiser e dell'ammiraglio
Von Tirpitz. La Kriegsmarine si era rafforzata molto nel corso del
primo decennio del Novecento, così che agli inizi del 1914
poteva vantare una sostanziale parità nei confronti degli
avversari, sia per numero di unità sia per qualità
tecnica. Il Secondo Reich poteva quindi tentare di rompere l'isolamento
forzato, con buone probabilità di successo.
I primi scontri
Come detto in precedenza, teatro principale del confronto
bellico erano le acque del Mare del Nord dove si trovavano i porti-base
delle due maggiori flotte da battaglia: la Grand Fleet britannica,
comandata dall'ammiraglio Jellicoe, di stanza a Scapa Flow,
all'estremità settentrionale della Scozia; e la Hochseeflotte, o
Flotta d'alto mare, con sede nella base di Jade, collegata dal canale
di Kiel al Mar Baltico, guidata inizialmente dall'ammiraglio Von
Ingenohl. Questi però si rivelò incapace di condurre la
forza navale tedesca verso il raggiungimento del proprio obiettivo,
ovvero non la semplice difesa delle coste patrie bensì la
rottura del Blocco inglese, impegnando in combattimento la Grand Fleet
e distruggendola.
Si trattava di una questione più legata a motivazioni
politico-strategiche che economico-materiali, in quanto la Germania
poteva benissimo procurarsi materie prime attraverso i vicini Paesi
neutrali, eludendo quindi il Blocco marittimo. Ma era indispensabile,
per Guglielmo II, conquistare anche il controllo dell'Acqua,
interdipendente con quello della Terra, in modo da poter affrontare in
posizione avvantaggiata le prossime sfide del nemico. Il titubante
Ingenohl venne rapidamente sostituito con il più esperto
ammiraglio Von Pohl, che tuttavia era decisamente scettico riguardo
alle potenzialità delle proprie forze, e quindi si
impegnò in poche azioni di disturbo. Per sua fortuna, gli
Inglesi non erano messi meglio dal punto di vista del comando;
l'ammiraglio Jellicoe era tutt'altro che brillante, anzi la sua
supponenza inficiava la qualità e la potenza della Grand Fleet.
Legato ossessivamente al potere, mediocre ed ossequioso, Jellicoe
dimostrò ampiamente di non avere né carattere né
abilità strategica; le sue "non" qualità avrebbero
portato alle peggiori umiliazioni nella storia della Royal Navy.
Già nell'agosto del 1914 avvenne il primo scontro tra i due
contendenti, presso l'isola di Helgoland: vinsero gli Inglesi, che
riuscirono ad affondare tre incrociatori nemici. Spaventati
dall'insuccesso, i Tedeschi fecero ricorso ai sottomarini riuscendo a
colare, nei mesi successivi, ben sei incrociatori avversari. Le perdite
britanniche risultarono quindi più pesanti rispetto a quelle
germaniche; inoltre, la corazzata Audacious, fiore all'occhiello della
Grand Fleet, finì disgraziatamente in un campo minato al largo
della costa irlandese, subendo a sua volta gravissimi danni. Dopo
questa perdita, l'ammiraglio Jellicoe, pressato dalle critiche di
governo e opinione pubblica, scelse una tattica "attendista", tenendo
la propria flotta rinchiusa nella baia di Scapa Flow, al riparo da mine
e siluri nemici. Si venne a creare una situazione bizzarra:
l'Ammiragliato britannico, da un lato, non permetteva alle proprie navi
di spingersi fino alle acque costiere nemiche, provocando così
la reazione della Hochseeflotte, terrorizzato da ulteriori gravi
perdite; dall'altro lato, anche il Kaiser e gli ammiragli tedeschi
temevano che le proprie navi da guerra potessero riportare perdite
consistenti, e così aspettavano le condizioni tattiche
favorevoli per scendere in campo aperto. In parole povere, per i
Tedeschi spettava agli Inglesi favorire lo scontro, e per gli Inglesi
era il contrario: sarebbero entrati in scena solo di fronte a una
precisa minaccia da parte degli avversari. Così, per tutto il
1915, nulla o quasi nulla si mosse nel Mare del Nord, congelato in una
condizione di stallo marittimo che non era di vantaggio a nessuno dei
due contendenti, specialmente ai Tedeschi che subivano le restrizioni
derivanti dal Blocco navale. L'insuccesso della guerra marittima
gettò discredito sulla Kriegsmarine, e alimentò i dubbi
del Kaiser sulle capacità delle proprie navi. Agli inizi del
1916 Von Pohl venne sollevato dal comando della Hochseeflotte; al suo
posto l'ammiraglio Scheer, uomo energico e determinato, che impresse
subito una netta svolta nel confronto con la flotta britannica.
Una nuova strategia
A differenza dei suoi predecessori, l'ammiraglio Scheer era
ben conscio delle capacità della propria flotta; anzi, era
fortemente determinato a dimostrarle sul campo. Così, il 31
maggio del 1916, la Hochseeflotte lasciò la base di Jade e prese
il largo, intenzionata a cercare lo scontro con la prudente flotta
britannica. Lo scontro tra le due possenti forze avvenne esattamente lo
stesso giorno, nello stretto danese dello Jutland: la battaglia tra la
flotta di Scheer e gli incrociatori del viceammiraglio Beatty sarebbe
divenuta la maggiore del Primo conflitto mondiale, e una delle
più importanti nella Storia Navale.
La situazione bellica era lentamente cambiata, e i due contendenti
avevano dovuto adeguare i propri iniziali propositi alle Novità.
Nei primi mesi del 1916, infatti, il Mare del Nord era diventato un
nido di U-Boote, poiché, come già ricordato sopra, lo
Stato Maggiore tedesco, senza fiducia verso la propria Marina, aveva
richiamato molte unità sottomarine dall'Oceano Atlantico.
Ciò rispondeva anche a una necessità politica: gli Stati
Uniti avevano inoltrato numerose proteste contro Berlino, poiché
le loro navi commerciali (neutrali) venivano spesso attaccate e
affondate dai Tedeschi. L'ammiraglio Scheer vide in ciò una
possibilità unica per sorprendere e battere la flotta
avversaria. In concomitanza all'offensiva dell'esercito verso Verdun,
la Hochseeflotte avrebbe simulato, con lo spostamento di poche
unità, l'occupazione degli Stretti di Danimarca, importantissimi
per la Gran Bretagna, poiché unica via di comunicazione rimasta
con la Russia alleata. La Grand Fleet sarebbe caduta nella trappola, e
avrebbe inviato il grosso delle proprie forze verso gli Stretti; qui,
in un braccio di mare limitato, le navi tedesche, più leggere e
manovrabili, avrebbero attaccato di colpo gli avversari,
distruggendoli. Il piano ottenne l'approvazione dei vertici militari e
del Kaiser. Per rendere più credibile la messinscena, il Comando
Marina germanico trasmise un segnale radio particolare, che sapeva
sarebbe stato intercettato dagli Inglesi, lasciando credere che si
muovessero solo alcuni incrociatori, mentre invece a salpare era gran
parte della Flotta d'alto mare.
L'Ammiragliato di Londra cadde in pieno nel tranello ordinando sia
all'ammiraglio Jellicoe che al suo viceammiraglio Beatty, a capo di una
squadra formata da sei incrociatori di battaglia e quattro
supercorazzate, di dirigersi verso il punto dove riteneva si sarebbero
trovati i "pochi" incrociatori tedeschi (lo Stretto dello Jutland,
appunto). Beatty mise in moto, oltre alla sua squadra, anche
ventiquattro corazzate semplici, altri tre incrociatori da battaglia,
ventisei incrociatori leggeri e settantanove cacciatorpediniere.
Scheer, dal canto suo, schierava sedici corazzate, undici incrociatori
leggeri, cinque incrociatori da battaglia e sessantuno
cacciatorpediniere.
Già nelle prime ore pomeridiane del 31 maggio, le prime
unità delle due flotte si avvistarono, iniziando un violento
cannoneggiamento. Via via presero parte allo scontro tutte le
unità che sopraggiungevano nel teatro delle operazioni. La
flotta britannica si trovò subito in difficoltà: uno dopo
l'altro numerosi incrociatori rimasero gravemente colpiti già
dopo solo un'ora di combattimento; alcuni esplosero, inabissandosi
velocemente e trascinando verso le profondità marine migliaia di
uomini. L'acume di Beatty permise comunque di raddrizzare la
situazione. Le navi con l'Union Jack assunsero nuove tattiche e nuove
posizioni, più offensive, riuscendo ad infliggere gravi perdite
ai nemici. Dopo circa cinque ore, la battaglia, gigantesca per il
numero di navi coinvolte, era terminata. Le due flotte si separarono,
dirigendosi verso i rispettivi porti. Da parte britannica le perdite
furono 6097 morti, tre incrociatori da battaglia, tre incrociatori
corazzati, otto cacciatorpediniere; mentre i Tedeschi contarono 2551
morti, l'affondamento di una pre-corazzata, di un incrociatore e di
quattro cacciatorpediniere.
Dal punto di vista del morale e delle perdite, risultava indubbia la
vittoria tedesca; ma l'ammiraglio Scheer aveva mancato il proprio
obiettivo principale: l'annientamento della Grand Fleet. E ciò
avrebbe avuto conseguenze pesantissime per lo svolgimento della guerra
e per la stessa Germania.
Chi ha vinto ?
In Inghilterra, la grave sconfitta ebbe effetti devastanti.
Anzitutto, cadde del tutto la convinzione dell'invincibilità
della propria flotta. L'Ammiragliato si rese conto che la supremazia
numerica delle proprie navi poteva poco o nulla contro la
superiorità qualitativa del naviglio tedesco. Da questo punto di
vista, la batosta fu salutare e portò alla costruzione di navi
più veloci e leggere, capaci anche di combattere in spazi
angusti. Inoltre, su suggerimento di Beatty, vennero studiate e provate
con successo nuove tattiche navali, basate sull'azione rapida e il
dislocamento, non più sull'attesa. Già dodici giorni dopo
la battaglia, la Grand Fleet aveva del tutto riassorbito le perdite,
con il varo di ventisei corazzate e sei incrociatori, costruiti secondo
i nuovi criteri e pronti per l'azione. Altro effetto positivo dello
Jutland fu l'allontanamento di Jellicoe (in agosto), e la sua
sostituzione proprio con Beatty; fu una svolta importante, che ridiede
efficienza e fiducia all'intera Royal Navy.
I Tedeschi vincitori, al contrario, non seppero cogliere i frutti del
proprio importante successo. Anzi, non si resero neppure conto di avere
vinto. Il Kaiser giudicò eccessive le perdite subite, in
rapporto ai mediocri risultati raccolti; a nulla valsero le richieste e
i rimarchi dell'ammiraglio Scheer, che spingeva per ottenere maggior
libertà d'azione. Egli venne a poco a poco ostracizzato e
isolato dai vertici militari. Il governo tedesco, disilluso fino alla
paranoia nei confronti della propria flotta, decise di affidarsi
all'unica arma capace, a suo dire, di garantire risultati
strategicamente significativi: il sottomarino. La Hochseeflotte venne
sigillata all'interno della base di Jade, e poté uscire solo per
qualche piccola sortita. L'inattività forzata avrebbe
irrimediabilmente compromesso il morale e la fiducia dei marinai e
degli ufficiali verso le istituzioni, aprendo di fatto la strada ai
violenti moti rivoluzionari dei primi mesi del 1919. Inoltre,
l'intensificarsi della guerra sottomarina, non solo nel Mare del Nord
ma anche nell'Oceano Atlantico, continuò ad irritare gli Stati
Uniti, che nella primavera del 1917 avrebbero scelto di entrare in
guerra a fianco dell'Intesa.
Insomma, il non aver compreso la propria forza navale e le
possibilità apertesi dopo la battaglia dello Jutland compromise
nettamente l'esito della guerra per i Tedeschi, avviando il Secondo
Reich verso la sconfitta. E verso il crollo interno.
Fonti: Gianfranco Benedetto, "Potere marittimo e relazioni
internazionali nell'età contemporanea. Il potere marittimo
britannico nei secoli XIX e XX" (pag. 113-123), ed. Mursia
Fonti del dott. Benedetto: A. Santoni, "Da Lissa alle Falkland",
Milano, 1987; G. Bennett, "Naval Battles of the first world war",
London 1983; J. Steinberg,"Yesterday's Deterrent: Tirpitz and the Birth
of the German Battle Fleet", London 1965
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