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L'Alba della Tragedia

Y= 1.9.4.45. Con questa semplice formula alle ore 17 del 31 Agosto 1939 venne inoltrato ai quartieri generali della Wehrmacht l'ordine di esecuzione del Piano Bianco (Fall Weiss) per l'invasione della Polonia. La sigla significava che l'ora decisiva sarebbe stata alle 4 e 45 del 1 Settembre. Le condizioni atmosferiche durante la notte furono perfetto. Assenza completa di perturbazioni o foschie mattutine, l'ideale per l'appoggio aereo che l'esercito del Reich avrebbe avuto bisogno per sperimentare i suoi nuovi metodi di combattimento. La possente macchine di comando tedesca si mise immediatamente in moto per darne comunicazione a tutti i distaccamenti lungo la frontiera polacca. Il segreto è massimo. Vietato, pena la degradazione, riportare nei messaggi la parola mobilitazione. Il tempo di preavviso è stato appositamente ridotto al minimo per evitare disastrose fughe di notizie. Proprio questa precipitazione rese assai difficoltoso raggiungere tutte le unità impegnate nell'operazione. Alcune di esse avrebbero saputo di essere entrate in guerra solamente coll'udire il rombo del cannone. Nonostante gli ordini del Fuehrer siano concisi e chiari molti dei comandanti si tengono pronti per richiamare le proprie truppe. In particolare il generale di divisione Erich von Manstein e il generale von Rundstedt subodoravano la possibilità che si stesse ripetendo la stessa situazione che si era venuta a creare sei giorni prima.

Il 26 Agosto era giunto lo stesso tipo di messaggio con l'indicazione di attaccare l'indomani alle 4.30. Quando già le truppe erano in movimento, verso le 20.30, giunse il contrordine di Hitler che annullava l'operazione. Tre armate complete avevano già iniziato il loro viaggio di avvicinamento alla frontiera polacca, costringendo i quadri di comando superiori a sforzi enormi per riuscire a richiamarle in tempo. La sera del 31 Agosto però era differente. Dopo che i generali ebbero dato le loro disposizioni nell'eventualità di una nuova retro marcia, si misero in attesa che il loro comandante supremo decidesse del destino della Germania. Alla mezzanotte, limite temporale massimo per tornare sui propri passi, il generale von Rundstedt andò a riposare sicuro che l'azione avrebbe avuto inizio senza ulteriori ritardi. Non si trattava più di un bluff per spaventare l'Inghilterra, si sarebbe agito sul serio.

Il rinvio della settimana precedente era stato un ultimo tentativo di Hitler di localizzare il conflitto. Conscio delle difficoltà che avrebbe assunto sulle spalle della Germania con una guerra mondiale, si sforzò di trovare un abboccamento diplomatico con l'Inghilterra che potesse tenere fuori dal conflitto gli inglesi e i francesi. Dal verbale della riunione con il comando supremo militare del 23 Maggio, si evince la ferma convinzione del Fuehrer di non ripetere l'affare cecoslovacco, cioè di risolvere la questione del corridoio baltico con un accomodamento politico. I suoi generali volevano la guerra e lui gliela avrebbe data. Alla conferenza di Monaco aveva giudicato tutti i suoi avversari politici: Daladier e Chamberlain. Nessuno di loro fu reputato alla sua altezza. Solo Stalin venne preso in considerazione, pesando la forza dell'uomo e della nazione che guidava. Anche se indebolita dalle forti purghe staliniste, l'armata russa poteva ancora costituire un pericolo durante l'invasione della Polonia.

Su queste basi si centra il grande sforzo portato avanti da tutte le grandi potenze per accaparrarsi l'amicizia russa. Le trattative anglo francese e tedesca si svolsero contemporaneamente durate l'ultima quindicina di Luglio. Fu subito palese che i favori di Stalin fossero per le proposte tedesche. Il 25 Luglio fu raggiunto una faticosa intesa di principio che permise l'invio a mosca di una delegazione di Francia e Inghilterra rappresentate da Doumenec e Planket. Giunti in Russia ci si rese conto che la situazione era andata troppo in là perché si potesse rimediare. Russia e Germania non avevano alcun tratto di confine in comune il che faceva venire meno la presunta minaccia nazista al comunismo. Inoltre i polacchi si rifiutavano ostinatamente di far entrare l'Armata Rossa sul proprio territorio per difendere i confini nazionali contro la Germania. A Varsavia si riteneva con convinzione che fin tanto che non ci fossero state truppe straniere sul proprio suolo, non si sarebbe data l'occasione a chicchessia di accampare pretese di alcun genere.

Giunti a un punto di stallo che difficilmente avrebbe trovato soluzione, fu l'intervento diretto di Hitler a far pendere il piatto della bilancia a proprio favore. Con un telegramma personale a Stalin del 22 Agosto, richiese di ricevere con urgenza il suo ministro degli Esteri: Joachim von Ribbentropp. L'inaspettata concessione del colloquio mise in allarme gli alleati occidentali che si vedevano sfuggire di mano la posizione di preferenza che credevano ancora di conservare. Il risultato dello scambio di idea fu un accordo di non aggressione che fu enfaticamente annunciato il giorno seguente. Le reazioni in Europa furono contrastanti. Da una parte la notizia fu accolta con estrema indifferenza in Gran Bretagna, dove Winston Churchill arrivò ad affermare che non c'era da meravigliarsi se due canaglie della stessa risma si dividevano la torta. In Francia l'opinione pubblica fu sconvolta dalla presa di coscienza di essere rimasta l'unica potenza continentale che ancora si opponesse a Hitler. In Germania, l'accordo non fece altro che rinsaldare la posizione del Fuehrer, concedendogli ulteriore credito presso l'alta borghesia industriale che avrebbe finanziato la guerra.

Unico punto fermo rimase l'incertezza sullo scoppio del conflitto. Da un lato si pensava che non ci fosse più bisogno di attaccare la Polonia, dato che questa avrebbe ceduto il corridoio di Danzica una volta venuto meno l'appoggio sovietico. Dall'altro si sosteneva che mancando il pericolo di uno scontro su due fronti, la Germania avrebbe alzato le pretese, arrivando fino all'uso delle armi. La propensione per questa seconda ipotesi sarebbe stata maggiore se si fosse stati a conoscenza del vero patto che si celava sotto l'accordo di non aggressione. Von Ribbentrop, da pessimo negoziatore qual era, aveva semplicemente riportato le parole di Hitler che si può ben considerare l'artefice della quarta spartizione della Polonia. La nuova frontiera comune sarebbe stata posta sulla linea dei fiumi Narew, Vistola e San. Per sovrappiù, Stalin pretese che si ricomprendesse nell'accordo anche l'annessione di Lituania, Estonia e Lettonia da Parte dell'Unione Sovietica. Gli interessi russi si fecero sentire anche nella zona del Mar Nero, dove la Romania, alleata della Germani fu forzata alla cessione della Bessarabia. La Russia in un colpo solo tornava alle frontiere antecedenti il 1914, senza sparare un solo colpo. Per la Germania avrebbe potuto essere un azzardo concedere al bolscevismo nascente delle basi alle porte dell'Europa Occidentale se non fosse stato per la manifesta malafede di Hitler. Prescindendo dal fatto che anche Stalin dava ben poco peso all'accordo stipulato, il Fuehrer già prima di far apporre la firma in calce al documento manifestava la volontà di non fermarsi alla Polonia, ma di proseguire nelle sterminate pianure russe la ricerca di quel Lebensraum che fondava la teoria nazista della guerra a oltranza.

Hitler non ebbe il tempo di gioire per la propria sagacia diplomatica che si verificarono avvenimento che lo avrebbero irritato profondamente. Con impudenza, Mussolini per bocca di Ciano, venuto a scoprire che la guerra era ormai imminente, aveva chiesto di rimandarla. Il famoso Patto d'Acciaio alla prima prova di resistenza stava già dando segni di cedimento. Poco dopo l'annuncio dell'accordo con la Russia Hitler fu obbligato a sentire dalla viva voce dell'ambasciatore italiano a Berlino, Attolico, che Mussolini avrebbe adottato un atteggiamento di non belligeranza. Secondo fonti private il Fueher avrebbe esclamato "I soliti italiani... indegni di fiducia... impotenti... vigliacchi... traditori." Di tanta tracotanza non si rinviene alcuna traccia nel comunicato ufficiale emesso in risposta alla nota italiana.

Fu però l'atteggiamento inglese che costituì una vera sorpresa per Hitler. Quando un anno prima a Berchtesgaden, a Bad Godesberg e infine a Monaco, Chamberlain aveva sempre ceduto alle richieste tedesco, Hitler si era convinto che nulla avrebbe spinto in una guerra la Gran Bretagna. Invece lo stesso Chamberlain appena saputo del compromesso con l'Unione Sovietica si affrettò a dichiarare che la defezione di Stalin non avrebbe fatto recedere gli inglesi dagli accordi difensivi presi con la Polonia. Se la Germania avesse mosso guerra al paese mitteleuropeo, l'Inghilterra sarebbe stata al suo fianco. Restava da valutare l'attendibilità di tali affermazioni. Proprio per verificarle, Hitler aveva rimandato il primo attacco del 26 Agosto. Nei cinque giorni successivi si erano svolti negoziati di poco valore e a distanza senza ottenere nulla. La sera del 31 Agosto sembra ancora aperto uno spiraglio per l'accordo. Hitler potrebbe accettare di recedere dai propri propositi in cambi di Danzica, ma è solo un'illusione. Il 1 settembre di buon ora, i carri armati tedeschi invadono la Polonia in risposta ad una fantomatica aggressione polacca, inscenata da Himmler attraverso l'attacco a Gleiwitz da parte di alcuni soldati con falsa divisa polacca. Così come a Monaco anche per la Polonia Hitler mentì, stracciando i patti stipulati o in procinto di essere conclusi. Gli organi di informazione dell'apparato nazista gridato all'aggressione. Pretendono di lavare l'onta col sangue, schiacciando l'esercito invasore.

La macchina mortale della Seconda Guerra Mondiale si era messa in mosso furtivamente senza che Hitler avesse risposto alla domanda che si era posto il 26 Agosto: la fermezza della Gran Bretagna e della Francia era solo un bluff oppure no? Gli avvenimenti dei sei anni seguenti avrebbero dato una risposta esauriente.

Fonte: "La seconda guerra mondiale" di Raymond Cartier

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